COME SI FA UN TESTAMENTO? VICENZA- BOLOGNA RAVENNA

COME SI FA UN TESTAMENTO? VICENZA- BOLOGNA RAVENNA

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Il testatore nella redazione del testamento è libero di scegliere il contenuto e le forme dell’atto?

COME SI FA UN TESTAMENTO? VICENZA- BOLOGNA RAVENNA

COME SI FA UN TESTAMENTO? VICENZA- BOLOGNA RAVENNA

L’interrogativo si pone in quanto in ambito testamentario manca una previsione analoga a quella contenuta nell’art. 1322 c.c. in materia di autonomia contrattuale. Vi è, pertanto, almeno in apparenza, divieto assoluto di creare negozi atipici. In tal senso il testatore non può utilizzare altri strumenti alternativi al testamento anche per il disposto dell’art. 458 c.c. in tema di divieto di patti successori. Il testamento è signore incontrastato.

Il contenuto del testamento è esclusivamente quello tipizzato dalla legge?

Il testamento ha contenuto bloccato ossia può prevedere solo per le materie che la legge attribuisce: patrimoniale (istituzione di erede o di legatario) o non patrimoniale nei limiti di cui agli artt. 587 ss c.c. In tal senso vi è un blocco totale dell’autonomia negoziale anche se l’esperienza più recente, nella realtà, ha voluto fare un passo in avanti e affievolire tale dogma.

Perché sono vietati altri negozi diversi dal testamento attraverso cui si dispone dei propri beni per un tempo successivo alla morte?

La tesi tradizionale parte dal presupposto per cui il testamento altro non è che un supplente rispetto alla successione legittima, prevista dalla legge che è ritenuta l’unica idonea alla migliore composizione degli interessi in gioco. Bisogna evitare, infatti, la dispersione del patrimonio e solo in presenza di un valido testamento il legislatore consente deroghe sebbene blocca il contenuto dell’atto di ultima volontà. La dottrina più recente e la giurisprudenza maggiormente avveduta contestano tali presupposti affermando che il vero e unico fondamento logico- giuridico alla base della disciplina del fenomeno successorio è la tutela della famiglia. Essa non è la sola a essere tutelata in quanto se manca interviene lo Stato quale chiamato all’eredità. Si allarga, in tal modo, la categoria dei successibili. 

Cosa sono i patti successori?

I patti successori sono patti a causa di morte, ma stipulati tra soggetti viventi con cui si dispone delle proprie sostanze per il tempo in cui il soggetto avrà cessato di vivere. I patti rinunciativi e quelli dispositivi non sono mortis causa poiché riguardano una successione altrui e non propria. Sono, in tal modo, ricondotti nell’abito degli atti tra vivi.

Perché i patti successori sono vietati?

Il problema parte dalla lettura dell’art. 458 c.c. che commina la nullità per ogni convenzione con cui si dispone della propria successione o si dispone/ rinuncia a diritti su una successione non ancora aperta. Essi sono vietati per ragioni di ordine pubblico volendo evitare ai giovani inesperti di dilapidare i diritti di una futura successione e il votum captandae mortis.

I patti istitutivi sono accordi tra soggetti per disporre di una successione con natura mortis causa (a causa di morte), quindi, potrebbero scontrarsi con il divieto di cui all’art. 458 c.c.

Quanti tipi di patti successori esistono?

Esistono tre tipi di patti successori:

  1. istitutivi
  2. dispositivi
  3. rinunciativi

Cosa sono i patti istitutivi?

Con i patti istitutivi si dispone della successione. Si tratta di un accordo tra due soggetti con cui taluno dispone in favore dell’altro delle proprie sostanze per il tempo in cui ha cessato di vivere. È un contratto consensuale, un testamento camuffato. Sono vietati in quanto introducono un contratto che contrasta con i principi generali in tema di testamento quali la libertà, la revocabilità testamentaria, la tipicità delle cause di prelazione. Essi hanno una struttura peculiare: il loro oggetto non è un bene attuale, ma un’aspettativa. Ci si riferisce, in tal senso, di “diritto al diritto” guardando il momento della morte. È soltanto in quell’istante, infatti, che il bene maturerà nel patrimonio del soggetto. Due sono i momenti principali nel funzionamento del patto istitutivo: il diritto all’acquisto dell’eredità e quello ai beni che formano l’eredità che si consolida con la morte. È questo particolare funzionamento che rende dubbia la loro validità in quanto contrastano con i principi fondamentali in materia di successione ovvero la tipicità delle cause di delazione, la revocabilità del testamento e la libertà testamentaria.

Cosa sono i patti rinunciativi e dispositivi?

Con tali patti il soggetto rinuncia o dispone di diritti che possono conseguire a una successione futura. Non si dispone della propria successione quindi non sono classificabili come atti mortis causa. In entrambi i casi l’oggetto è futuro in quanto si trasferisce o si rinuncia a beni che esplicheranno le loro potenzialità solo successivamente. Il fondamento logico- giuridico è la tutela dell’ordine pubblico e del buon costume impedendo ai giovani di distruggere un’eredità non ancora aperta.

Non si individua alcuno spazio per l’autonomia negoziale in atti diversi dal testamento?

Un primo tentativo in tal senso è stato fatto affermando che, in realtà, i patti successori vietati dall’art. 458 c.c. sono solo quelli che hanno efficaci traslativa ovvero con oggetto un diritto acquistato al momento della morte del de cuius in quanto espleterebbero la medesima funzione del testamento. Sarebbe possibile, in tal senso, affermare la validità di patti a efficacia obbligatoria, come una sorte di preliminare di testamento (patto successorio istitutivo). Con questi patti ci si obbliga a una nuova manifestazione di volontà non avendo efficacia traslativa immediata. In particolare, nei patti istitutivi a fare testamento a favore di qualcuno, in quelli istitutivi/rinunciativi a disporre di un’eredità altrui. Due sono le fasi che caratterizzano entrambe le forme:

1- la stipulazione del patto obbligatorio

2- l’atto esecutivo

Come si distinguono i patti successori obbligatori dagli altri atti mortis causa?

Il problema si pone perché i patti successori obbligatori potrebbero confondersi con il testamento, con la vendita di eredità o con una rinuncia all’eredità. Per verificare la reale natura il riferimento è alla volontà del soggetto che pone in essere l’atto. è la volontà del soggetto a fugare qualsiasi dubbio dell’interprete. Se l’atto viene stipulato in esecuzione del patto allora è sicuramente invalido, in caso contrario ovvero se stipulato con la consapevolezza dell’invalidità dell’atto quindi espressione della libera autodeterminazione del soggetto è valido.

Nel momento in cui il de cuius muore e c’è un testamento a favore di Tizio oppure Tizio vende l’eredità oppure Tizio rinuncia all’eredità. Tutte le operazioni sono apparentemente valide. Come si stabilisce se il testamento è valido?

La tesi più ragionevole si ispira alla teoria negoziale del preliminare. Bisogna vedere se quando a valle si compie il negozio esecutivo esso è stato fatto con la volontà di eseguire il patto a monte oppure è frutto dell’autonomia del soggetto. Nel primo caso il negozio è nullo; nel secondo è valido. Tutto dipende dall’atteggiamento mentale dell’atto esecutivo. Se il de cuius lo ha stipulato perché obbligato si ricade nel divieto di cui all’art. 458 c.c. Se lo stipulante si era completamente dimenticato del patto l’atto è valido.

Quale la differenza tra il testamento e i patti successori?

Nel testamento i beni sono sempre considerati come un “quod superest” ossia come l’insieme dei beni che sopravvive nel patrimonio del soggetto dopo la sua morte. Il patrimonio non è quello esistente, ma quello residuo alla morte. Il testamento rischia di non fotografare più la realtà attuale poiché si applica a una realtà materiale che può essere cambiata rispetto al momento della stipulazione. In altri termini, il patrimonio è diverso quando il testamento è aperto. Nel testamento, inoltre, i beni devono essere necessariamente considerati in modo unitario. Per tale motivo può accadere che se l’erede deve succedere in un’azienda rischia di essere impreparato. In ambito aziendale, per di più, il testamento ripartisce il bene per quote incompatibilmente con la natura unitaria del bene.

Oltre al testamento ci sono altri negozi a causa di morte?

Sì esistono altri negozi trans e post mortem. Si tratta di veri e propri contratti con cui si dispone in vista della futura successione.

Quali sono le caratteristiche che questi negozi devono avere?

Diverse sono le caratteristiche che tali negozi devono avere per essere validi. Le principali sono:

  1. lo spoglio deve essere immediato: il trasferimento dei beni deve avvenire subito.
  2. All’avente causa deve essere attribuito un vero e proprio diritto di proprietà sui beni sebbene finchè non avvenga la morte il negozio è sempre modificabile e revocabile. La morte ha quale unica conseguenza quella di consolidare gli effetti del negozio. I due acquisti risultano essere cumulabili. La morte è solo un’occasione. Non ci sono patti successori in quanto la morte non è causa. I negozi sono fatti in vista della morte e non a causa della stessa.

È valida la donazione mortis causa?

Secondo l’impostazione prevalente essa è nulla in quanto svolge la funzione tipica del testamento. Nella prassi essa è molto diffusa, ma in diverse forme. Il riferimento è alla donazione cum moriar, si moriar, si praemoriar.

In cosa consiste la donazione cum moriar?

La donazione cum moriar è sottoposta a un termine iniziale di efficacia costituito proprio dalla morte del soggetto. Si tratta, dunque, di una donazione sottoposta a termine iniziale. Molti dubbi ci sono, sia in dottrina che in giurisprudenza, circa la sua validità. L’impostazione maggioritaria nega validità alla donazione cum moriar perché patto successorio istitutivo con cui si dispone delle proprie sostanze per il tempo posteriore alla morte. La sua funzione è solo quella di differire il trasferimento al momento della morte.

In cosa consiste la donazione si moriar?

La donazione si moriar è sottoposta alla condizione sospensiva della morte del donante in determinate circostanze.

Cosa è la donazione si praemoriar?

La donazione si praemoriar è sottoposta alla condizione sospensiva della premorienza del donante.

Le donazioni si moriar e si praemoriar sono valide?

La prima è subordinata alla morte in determinate circostanze, la seconda al criterio temporale della premorienza. In entrambi i casi le condizioni operano ex tunc ovvero con effetti retroattivi reali. Lo spoglio è come se fosse immediato. Tale circostanza induce la dottrina e la giurisprudenza, in linea con i principi generali, ad ammetterne la validità in quanto il bene fuoriesce dalla sfera giuridica del donante quando è ancora in vita. Si tratta di normali successioni sottoposte, però, alle condizioni sospensive.

È valido un contratto di mandato post mortem?

Il mandato è il contratto attraverso cui un soggetto si obbliga al compimento di uno o più atti giuridici per conto di un altro. La dottrina distingue tre tipologie di mandato post mortem:

  1. mandato post mortem (il mandatario si obbliga a trasmettere al terzo i beni dopo la morte del mandante). È nullo per contrasto con l’art. 458 c.c. ovvero con il divieto dei patti successori;
  2. mandato post mortem exequendum (il mandatario si obbliga al compimento di una determinata attività dopo la morte del soggetto). Se sono attività meramente materiali esso è valido;
  3. mandato post mortem unilaterale (il mandato in questo caso è contenuto nel testamento e attraverso esso si incarica il mandatario di compiere una determinata attività dopo la morte del mandante). Esso è pienamente valido rientrando anche l’ipotesi dell’esecutore testamentario di cui all’art. 700.

Risulta validamente stipulato un contratto di mantenimento vitalizio a causa di morte?

Il contratto di mantenimento vitalizio condivide con la rendita vitalizia l’aleatorietà. È stipulato dalla persona anziana in previsione della morte e serve per trasferire o promettere il trasferimento della proprietà di un bene immobile. In cambio si ottiene il mantenimento.

Tale trasferimento immobiliare è a causa di morte o trans/ post mortem?

Il trasferimento attuato attraverso la stipula di un contratto di mantenimento vitalizio ha causa di tipo assistenziale sia se si trasferisce il bene immobile sia se si promette di trasferire. Esso è considerato valido se vi è corrispettività in quanto, in tal caso, non è negozio stipulato a causa di morte.

Cosa accade al contratto a favore di terzo alla morte dello stipulante?

La norma di riferimento è l’art. 1412 c.c. che consente al promittente di obbligarsi ad eseguire la prestazione al terzo dopo la morte dello stipulante e, in tal caso, essendoci la previsione normativa non si pone alcun problema di validità. Nell’ipotesi di contratto a favore di terzo il legislatore ha deciso di prevede espressamente le sorti del contratto alla morte dello stipulante anche per il disposto dell’art. 1372 c.c. che limita la produzione degli effetti del negozio solo tra le parti.

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