colpa professionale medica, l’errore diagnostico  milano bologna vicenza ravenna

colpa professionale medica, l’errore diagnostico  mIlano bologna vicenza ravenna

colpa professionale medica, l’errore diagnostico  mIlano bologna vicenza ravenna

In tema di responsabilità medica, le raccomandazioni contenute nelle linee guida definite e pubblicate ai sensi dell’art. 5legge 8 marzo 2017, n. 24, benché non costituiscano veri e propri precetti cautelari vincolanti, tali da integrare, in caso di violazione rimproverabile, ipotesi di colpa specifica, rappresentano i parametri precostituiti a cui il giudice deve tendenzialmente attenersi nel valutare l’osservanza degli obblighi di diligenza, prudenza e perizia, cosicché, in caso di accertata violazione di linee guida adeguate al caso concreto, la verifica del grado della colpa non rileva ai fini dell’affermazione della responsabilità, ma può rilevare ai fini del trattamento sanzionatorio ed ai fini delle conseguenze civilistiche di tipo risarcitorio. (Rigetta, CORTE APPELLO TORINO, 16/03/2018) In tema di valutazione della colpa del medico, quando questi debba risolvere problemi diagnostici e terapeutici in presenza di un quadro patologico complesso e possibile di diversificati esiti, nonchè della necessità di agire con urgenza, l’eventuale errore del medico, conducente a morte o lesione personale del paziente, può essere valutato sulla base del parametro individuato dall’art. 2236 c.c.; al contrario, quando non si presenti una situazione di emergenza, ovvero quando il caso non implichi problemi di particolare difficoltà, così come quando venga in rilievo negligenza o imprudenza, i canoni valutativi della condotta colposa non possono essere quelli ordinariamente adottati nel campo della responsabilità penale per la causazione di danni alla vita o all’integrità fisica delle persone, per la particolarità che il medico deve sempre attenersi alla regola della massima diligenza e prudenza. Sulla base di tali criteri dovrà anche tenersi conto che in un reparto di pronto soccorso l’urgenza e l’emergenza non costituiscono ipotesi straordinarie, ma – necessariamente – sono una delle componenti della “normale” attività del personale di guardia.

colpa professionale medica, l’errore diagnostico  mIlano bologna vicenza ravenna

In tema di colpa professionale medica, l’errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca ad inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga ad un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi. (Fattispecie nella quale una diagnosi errata e superficiale, formulata senza disporre ed eseguire tempestivamente accertamenti assolutamente necessari, era risultata esiziale).

colpa professionale medica, l’errore diagnostico  mIlano bologna vicenza ravenna

In tema di valutazione della colpa del medico, quando questi debba risolvere problemi diagnostici e terapeutici in presenza di un quadro patologico complesso e possibile di diversificati esiti, nonchè della necessità di agire con urgenza, l’eventuale errore del medico, conducente a morte o lesione personale del paziente, può essere valutato sulla base del parametro individuato dall’art. 2236 c.c.; al contrario, quando non si presenti una situazione di emergenza, ovvero quando il caso non implichi problemi di particolare difficoltà, così come quando venga in rilievo negligenza o imprudenza, i canoni valutativi della condotta colposa non possono essere quelli ordinariamente adottati nel campo della responsabilità penale per la causazione di danni alla vita o all’integrità fisica delle persone, per la particolarità che il medico deve sempre attenersi alla regola della massima diligenza e prudenza. Sulla base di tali criteri dovrà anche tenersi conto che in un reparto di pronto soccorso l’urgenza e l’emergenza non costituiscono ipotesi straordinarie, ma – necessariamente – sono una delle componenti della “normale” attività del personale di guardia.

colpa professionale medica, l’errore diagnostico  mIlano bologna vicenza ravenna

Cass. pen., Sez. IV, Sentenza, 30/01/2019, n. 9447 (rv. 275268-01)

PROFESSIONISTI – Medici e chirurghi – Responsabilità medica – Violazione di linee guida adeguate al caso concreto – Grado della colpa – Rilevanza – Limiti

In tema di responsabilità medica, le raccomandazioni contenute nelle linee guida definite e pubblicate ai sensi dell’art. 5legge 8 marzo 2017, n. 24, benché non costituiscano veri e propri precetti cautelari vincolanti, tali da integrare, in caso di violazione rimproverabile, ipotesi di colpa specifica, rappresentano i parametri precostituiti a cui il giudice deve tendenzialmente attenersi nel valutare l’osservanza degli obblighi di diligenza, prudenza e perizia, cosicché, in caso di accertata violazione di linee guida adeguate al caso concreto, la verifica del grado della colpa non rileva ai fini dell’affermazione della responsabilità, ma può rilevare ai fini del trattamento sanzionatorio ed ai fini delle conseguenze civilistiche di tipo risarcitorio.

 (Rigetta, CORTE APPELLO TORINO, 16/03/2018) Cass. pen., Sez. IV, Sentenza, 18/12/2014, n. 21243 (rv. 263492)

REATO – Elemento soggettivo – Colpa – In genere – Colpa medica – Errore diagnostico – Nozione

In tema di colpa professionale medica, l’errore diagnostico si configura non solo quando, in presenza di uno o più sintomi di una malattia, non si riesca ad inquadrare il caso clinico in una patologia nota alla scienza o si addivenga ad un inquadramento erroneo, ma anche quando si ometta di eseguire o disporre controlli ed accertamenti doverosi ai fini di una corretta formulazione della diagnosi. (Annulla in parte senza rinvio, App. Messina, 14/12/2012)

Cass. pen., Sez. IV, Sentenza, 09/07/2009, n. 35659

PROFESSIONISTI – Medici e chirurghi – Colpa professionale – Medico del pronto soccorso – Paziente con sintomi non risolutivi di patologia grave – Dimissione per errata diagnosi – Morte del paziente – Colpa del sanitario – Esclusione.

Va esclusa la colpa del medico del pronto soccorso che, a seguito di un errore diagnostico, dimette il paziente che necessitava di essere ricoverato e di essere sottoposto ad un urgente intervento chirurgico ed il quale, a causa di tale omissione, sia successivamente deceduto, quando la singolarità e non risolutività del sintomo riscontrato non consentiva di sospettare univocamente di una patologia che avrebbe dovuto imporre il ricovero o ulteriori accertamenti diagnostici. (Fattispecie relativa a morte – per aneurisma disseccante dell’aorta – di un paziente, che si era presentato al pronto soccorso, riferendo un “dolore diffuso al torace”, e che era stato dimesso con la diagnosi di “algie toraciche

Cass. pen., Sez. IV, Sentenza, 07/04/2010, n. 17592 (rv. 247096)

AZIONE PENALE – Querela – Termine – Lesioni personali colpose – Colpa medica – Decorrenza del termine per proporre querela – Individuazione

Il termine per proporre la querela per il reato di lesioni colpose determinate da colpa medica inizia a decorrere non già dal momento in cui la persona offesa ha avuto consapevolezza della patologia contratta, bensì da quello, eventualmente successivo, in cui la stessa è venuta a conoscenza della possibilità che sulla menzionata patologia abbiano influito errori diagnostici o terapeutici dei sanitari che l’hanno curata. (Rigetta, App. Torino, 16 febbraio 2009)

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” Testamento olografo – Autografia –

SUCCESSIONI “MORTIS CAUSA” 

Testamento olografo

– Autografia –

VICENZA BOLOGNA TREVISO MILANO RAVENNA PAVIA FORLI RIMINI CESENA IMA FAENZA LUGO MANTOVA PADOVA ROVIGO AVVOCATO ESPERTO CAUSE E SOLUZIONI EREDITARIE

CHIAMA SUBITO AVVOCATO ESPERTO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA 051 6447838

Ai fini dell’identificazione del requisito dell’autografia del testamento olografo è necessario distinguere tra la dichiarazione di ultima volontà e il documento cartaceo sul quale essa è vergata, di tal che detto requisito è rispettato quando la disposizione di ultima volontà sia stata interamente scritta di pugno dal testatore e da lui sottoscritta pur se il documento cartaceo che la reca contenga scritti di mano aliena in una parte diversa da quella occupata dalla disposizione testamentaria; mentre la nullità per difetto di autografia del testamento è configurabile allorchè l’intervento del terzo ne elimini il carattere di stretta personalità, interferendo sulla volontà di disporre del testatore, come avviene quando nel corpo della disposizione di ultima volontà anche una sola parola sia di mano altrui e risulti scritta dal terzo durante la confezione del testamento, ancorchè su incarico o col consenso del testatore. (Nella specie, in applicazione del principio di cui in massima, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, la quale aveva escluso la nullità del testamento olografo in un caso nel quale nel documento cartaceo, contenente la disposizione di ultima volontà interamente scritta dal “de cuius” e, immediatamente sotto, la sottoscrizione dello stesso, comparivano anche, redatte da mano aliena, le sottoscrizioni di due infermiere che gli prestavano assistenza e altre scritte in stampatello riproducenti i nomi e gli indirizzi delle stesse).

a guida della mano del testatore da parte di una terza persona esclude, di per sé, il requisito dell’autografia, indispensabile per la validità del testamento olografo, a nulla rilevando l’eventuale corrispondenza del contenuto della scheda rispetto alla volontà del testatore ed essendo ultroneo verificare se la “mano guidante” sia intervenuta (come nella specie) su tutta la scheda testamentaria, trattandosi di condotta in ogni caso idonea ad alterare la personalità ed abitualità del gesto scrittorio e tale da condizionare l’accertamento della validità del testamento alla verifica di ulteriori circostanze – quali l’effettiva finalità dell’aiuto del terzo o la corrispondenza del testo scritto alla volontà dell’adiuvato – che minerebbero le finalità di chiarezza e semplificazione alla base della disciplina del testamento olografo. (Rigetta, CORTE D’APPELLO TORINO, 13/01/2015)

il procedimento di verificazione di cui agli artt. 214 e 215 c.p.c. ha la funzione di accertare l’autenticità della scrittura privata o della sottoscrizione disconosciuta allo scopo di consentire alla parte che vi ha interesse di avvalersene nel giudizio in corso, per cui il giudice di merito – che ha il compito di stabilire quali scritture debbano servire da comparazione – non è vincolato da alcuna graduatoria tra le fonti di accertamento dell’autenticità, ben potendo utilizzare, in virtù del principio generale dell’acquisizione della prova, anche le scritture prodotte dalla parte diversa da quella che ha proposto l’istanza di verificazione. Peraltro, la scrittura privata può assolvere alla funzione di comparazione quando sussista il dato positivo del suo riconoscimento espresso o tacito, ovvero quando non ne sia stata contestata l’autenticità, mentre la sua inidoneità a fornire la prova dell’autenticità della scrittura o della sottoscrizione disconosciuta non determina l’inammissibilità dell’istanza di verificazione, ma si riflette sul suo esito. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che l’accertamento tecnico sull’autografia del testamento olografo fosse stato correttamente eseguito mediante utilizzazione, quali scritture di comparazione, di documenti prodotti dalla parte convenuta, nonostante la parte attrice, che aveva avanzato l’istanza di verificazione, si fosse opposta al loro impiego).

Data dell’atto – Successione testamentaria – Forma dei testamenti – Testamento olografo – Autografia – Data dell’atto – Indicazione completa del giorno, mese ed anno – Necessità – Omissione totale o parziale – Annullamento del testamento – Valutazione della rilevanza sul regolamento d’interessi contenuto nell’atto .In tema di validità del testamento olografo, la completa indicazione della data, composta di giorno, mese ed anno, costituisce un requisito essenziale di forma dell’atto anche nel caso in cui, in concreto, l’omissione sia irrilevante rispetto al regolamento d’interessi risultante dalle disposizioni testamentarie

Sez. U, Sentenza n. 19597 del 18/09/2020 (Rv. 658833 – 03)

Nelle controversie relative alla spettanza e alla misura degli interessi moratori, l’onere della prova, ai sensi dell’art. 2697 c.c., si atteggia nel senso che il debitore che intenda dimostrare l’entità usuraria degli stessi è tenuto a dedurre il tipo contrattuale, la clausola negoziale relativa agli interessi moratori e quelli applicati in concreto, l’eventuale qualità di consumatore, la misura del T.e.g.m. nel periodo considerato e gli altri elementi contenuti nel decreto ministeriale di riferimento, mentre la controparte dovrà allegare e provare i fatti modificativi o estintivi dell’altrui diritto.

Sez. U, Sentenza n. 6459 del 6/03/2020 (Rv. 657212 – 02)

La dichiarazione unilaterale scritta dal fiduciario, ricognitiva dell’intestazione fiduciaria dell’immobile e promissiva del suo ritrasferimento al fiduciante, non costituisce autonoma fonte di obbligazione, ma, rappresentando una promessa di pagamento, ha soltanto effetto confermativo del preesistente rapporto nascente dal patto fiduciario, realizzando, ai sensi dell’art. 1888 c.c., una astrazione processuale della causa, con conseguente esonero a favore del fiduciante, destinatario della “contra se pronuntiatio”, dell’onere della prova del rapporto fondamentale, che si presume fino a prova contraria.

Sez. U, Sentenza n. 15895 del 13/06/2019 (Rv. 654580 – 01)

In tema di prescrizione estintiva, l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte.

).

Sez. U, Sentenza n. 11748 del 03/05/2019 (Rv. 653791 – 01)

In materia di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all’articolo 1490 c.c., il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’articolo 1492 c.c. è gravato dell’onere di offrire la prova dell’esistenza dei vizi.

VICENZA BOLOGNA TREVISO MILANO RAVENNA PAVIA FORLI RIMINI CESENA IMA FAENZA LUGO MANTOVA PADOVA ROVIGO AVVOCATO ESPERTO CAUSE E SOLUZIONI EREDITARIE

CHIAMA SUBITO AVVOCATO ESPERTO SERGIO ARMAROLI BOLOGNA 051 6447838

VIZI DELLA CASA QUANDO SI COMPRA AVVOCATO BOLOGNA

VIZI DELLA CASA QUANDO SI COMPRA AVVOCATO BOLOGNA

HAI COMPRATO UNA CASA E VI SONO GRAVI VIZI?

TRIBUNALE MILANO
eredita’ tra fratellio Bologna

HAI DEI DANNI E NON SAI COME FARE?

TI HANNO VENDUTO SENZA ABITABILITA’ ?

VI SONO INFILTRAZIONI GRAVI?

Gli acquirenti di un immobile edificato in difformità dalla concessione edilizia, che abbiano chiesto (ed ottenuto) la sanatoria di cui all’ art. 31 della l. n. 47 del 1985 in qualità di proprietari del bene, possono agire in giudizio per la riduzione del prezzo, ai sensi degli artt. 1490 e 1492 c.c., ma non anche esercitare il diritto di rivalsa ex art. 6 della medesima l. n. 47, qualora le lamentate difformità non risultino essenziali o totali rispetto alla rilasciata concessione. La casistica elaborata dalla giurisprudenza di merito sulla consegna di aliud pro alio in materia di compravendita di auto è stata, diffusamente, richiamata nella replica della terza chiamata, e contempla ipotesi non assimilabili alla fattispecie de qua; né la parte attrice ha fornito la prova della differenza di genere del bene acquistato da quello pattuito (Cass. n. 8803/2015, cit.).

L’accoglimento delle eccezioni di prescrizione e decadenza investe, necessariamente, l’azione risarcitoria ex art. 1494 c.c..

La questione relativa agli effetti che l’intervenuta decadenza e prescrizione (quindi il rigetto della domanda) è destinata a produrre sulla domanda di manleva va risolta alla luce di quanto chiarito dalla Suprema Corte, che ne ravvisa l’assorbimento, in senso proprio, per sopravvenuto difetto d’interesse della parte, che “con la pronuncia sulla domanda assorbente – rispetto alla quale la questione assorbita si pone in rapporto di esclusione – ha conseguito la tutela richiesta nel modo più pieno” (Cass. civ., sez. VI, ord. n. 13534 del 30/5/2018). Il venditore di un bene immobile ha l’obbligo non solo di garantire che la res venduta sia immune da vizi ex art. 1490 c.c. e di trasferire all’acquirente un fabbricato conforme all’atto amministrativo di assenso della costruzione e, dunque, idoneo ad ottenere l’agibilità prevista, ma anche di consegnargli il relativo certificato, curandone la richiesta e sostenendo le spese necessarie al rilascio.  L’inadempimento di quest’ultima obbligazione è ex se foriero di danno emergente, perché costringe l’acquirente a provvedere in proprio ovvero a ritenere l’immobile con un valore di scambio inferiore a quello che esso diversamente avrebbe, a prescindere dalla circostanza che il bene sia alienato o comunque destinato all’alienazione a terzi. 

In forza dell’ art. 1497 c.c. qualora la cosa venduta difetti delle qualità promesse o di quelle essenziali per l’uso a cui è destinata e, parimenti, in caso di aliud pro alio, il compratore ha diritto di esperire l’azione di risoluzione del contratto per inadempimento ex art. 1453 c.c.. La situazione che legittima la proposizione di tale domanda va ritenuta sussistente allorché la diversità tra la cosa venduta e quella consegnata incida sulla natura, sull’individualità, sulla consistenza e sulla destinazione del bene al punto che esso appartenga ad un genere del tutto diverso da quello che l’acquirente intendeva comprare. … In altri termini, la res tradita deve essere difforme per essenza, consistenza, destinazione ed appartenere ad una specie diversa da quella acquistata ovvero difettare delle qualità necessarie ad assolvere alla sua naturale funzione economico-sociale e, in tale ultima categoria, va fatto rientrare il caso in cui sia avvenuta l’alienazione di un immobile come ad uso abitativo ma privo, in realtà del certificato di abitabilità. avvocati a bologna

Cass. civ. Sez. II Ord., 28/04/2021, n. 11211 rv. 661215-03

Inizio modulo

Fine modulo

… VENDITA – Obbligazioni del venditore – Garanzia per i vizi della cosa venduta (nozione, distinzioni) – Effetti della garanzia – Riduzione del prezzo – In genere – Immobile costruito in difformità dalla concessione edilizia – Alienazione – Richiesta di sanatoria presentata dagli acquirenti “ex lege” n. 47 del 1985 – Difformità non essenziali o totali rispetto alla concessione edilizia – Rivalsa nei confronti del costruttore ex art. 6 della stessa legge n. 47 – Inammissibilità – Diritto alla riduzione del prezzo ex artt. 1490 e 1492 c.c. – Sussistenza … Gli acquirenti di un immobile edificato in difformità dalla concessione edilizia, che abbiano chiesto (ed ottenuto) la sanatoria di cui all’ art. 31 della l. n. 47 del 1985 in qualità di proprietari del bene, possono agire in giudizio per la riduzione del prezzo, ai sensi degli artt. 1490 e 1492 c.c., ma non anche esercitare il diritto di rivalsa ex art. 6 della medesima l. n. 47, qualora le lamentate difformità non risultino essenziali o totali rispetto alla rilasciata concessione. …

Sentenza di riferimento: Cass. civ. Sez. II, Ord., (ud. 18/02/2021) 28/04/2021, n. 11211

    1. VENDITA
    2. In genere

Tribunale Brescia Sez. II Sent., 19/02/2021

… Parti: Samec S.p.A. Costruzioni Meccaniche c. Gruppo Bossoni S.p.A. L’inidoneità all’uso è una conseguenza dei vizi mentre, in caso di aliud pro alio, è la conseguenza della differenza di genere tra il bene venduto ed il bene consegnato, perciò stesso inadatto a fornire l’utilità richiesta dal compratore. .

In altre parole, secondo la Cassazione, in caso di bene viziato, l’inidoneità all’uso è una conseguenza dei vizi mentre, in caso di aliud pro alio, è la conseguenza della differenza di genere tra il bene venduto ed il bene consegnato, perciò stesso inadatto a fornire l’utilità richiesta dal compratore.

La casistica elaborata dalla giurisprudenza di merito sulla consegna di aliud pro alio in materia di compravendita di auto è stata, diffusamente, richiamata nella replica della terza chiamata, e contempla ipotesi non assimilabili alla fattispecie de qua; né la parte attrice ha fornito la prova della differenza di genere del bene acquistato da quello pattuito (Cass. n. 8803/2015, cit.).

L’accoglimento delle eccezioni di prescrizione e decadenza investe, necessariamente, l’azione risarcitoria ex art. 1494 c.c..

La questione relativa agli effetti che l’intervenuta decadenza e prescrizione (quindi il rigetto della domanda) è destinata a produrre sulla domanda di manleva va risolta alla luce di quanto chiarito dalla Suprema Corte, che ne ravvisa l’assorbimento, in senso proprio, per sopravvenuto difetto d’interesse della parte, che “con la pronuncia sulla domanda assorbente – rispetto alla quale la questione assorbita si pone in rapporto di esclusione – ha conseguito la tutela richiesta nel modo più pieno” (Cass. civ., sez. VI, ord. n. 13534 del 30/5/2018).

Sentenza di riferimento: Tribunale Brescia Sez. II, Sent., 19/02/2021

    1. VENDITA
    2. Obbligazioni del venditore

Tribunale Vicenza Sent., 09/09/2020

… Il venditore di un bene immobile ha l’obbligo non solo di garantire che la res venduta sia immune da vizi ex art. 1490 c.c. e di trasferire all’acquirente un fabbricato conforme all’atto amministrativo di assenso della costruzione e, dunque, idoneo ad ottenere l’agibilità prevista, ma anche di consegnargli il relativo certificato, curandone la richiesta e sostenendo le spese necessarie al rilascio.  L’inadempimento di quest’ultima obbligazione è ex se foriero di danno emergente, perché costringe l’acquirente a provvedere in proprio ovvero a ritenere l’immobile con un valore di scambio inferiore a quello che esso diversamente avrebbe, a prescindere dalla circostanza che il bene sia alienato o comunque destinato all’alienazione a terzi. 

Cass. civ. Sez. II Sent., 21/05/2020, n. 9374 rv. 657752-01

… APPALTO (CONTRATTO DI) – Rovina e difetti di cose immobili (responsabilita’ del costruttore) – Decadenza dalla garanzia – In genere – Appalto – Acquisto di materiali da terzi – Vizi – Rimedi esperibili – VENDITA – Obbligazioni del venditore – Garanzia per i vizi della cosa venduta (nozione, distinzioni) – Effetti della garanzia – Risarcimento del danno – In genere … In tema di appalto, l’appaltatore si trova, rispetto ai materiali acquistati presso terzi e messi in opera in esecuzione del contratto, in una posizione analoga a quella dell’acquirente successivo nell’ipotesi della cd. “vendita a catena”, potendosi, conseguentemente, configurare, in suo favore, due distinte fattispecie di azioni risarcitorie: quella contrattuale relativa ai danni propriamente connessi all’inadempimento in ragione del vincolo negoziale, deducibili con l’azione contrattuale ex art. 1494 , comma 2, c.c. relativa alla compravendita (corrispondente, per l’appalto, a quella ex art. 1668 c.c.), e quella extracontrattuale per essere tenuto indenne di quanto versato al committente ex art. 1669 c.c. in ragione dei danni sofferti per i vizi dei materiali posti in opera. 

    1. PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE

Tribunale Cosenza Sez. II Sent., 27/04/2020

… Parti: Impresa Italiano Giasone c. Cima Costruzioni Generali SRL … In tema di vizi della cosa venduta, la prescrizione dell’azione di garanzia accordata al compratore decorre, in ogni caso, dalla consegna allo stesso del bene, non rilevando in senso contrario che l’acquirente non abbia la possibilità di scoprire il vizio, nonostante l’avvenuta consegna, o che questo gli sia stato dolosamente occultato dal venditore, con espedienti o raggiri, salva tuttavia la possibilità, in tale ultimo caso, di invocare la sospensione della prescrizione, agli effetti dell’ art. 2941 , n. 8, c.c., ove si accerti la sussistenza di una dichiarazione del venditore, non solo obiettivamente contraria al vero quanto, altresì, caratterizzata dalla consapevolezza dell’esistenza della circostanza taciuta e dalla conseguente volontà decipiente. …

  1. Obbligazioni del venditore

Tribunale Velletri Sez. I Sent., 21/04/2020

 

 Ove la compravendita abbia per oggetto un immobile costruito in difformità del progetto edilizio approvato, non si ha nullità del contratto per illiceità o impossibilità dell’oggetto né vizio della cosa venduta, secondo la previsione dell’ art. 1490 c.c. Pertanto, quando, in conseguenza della accertata difformità della costruzione rispetto al progetto edilizio sopraggiunga l’ordine amministrativo di demolizione dell’opera illegittima, si producono gli effetti sostanziali dell’evizione totale o parziale ( art. 1483 , 1484 c.c.), a seconda che sia disposta la eliminazione integrale o soltanto per una parte della costruzione, e, quindi, il venditore, anche se non tenuto alla garanzia per essere l’acquirente a conoscenza della difformità dell’immobile rispetto al progetto approvato, dovrà pur sempre restituire a quest’ultimo il prezzo e rimborsargli le spese, salvo il caso in cui la compravendita sia stata conclusa a rischio e pericolo del compratore.  PRESCRIZIONE E DECADENZA CIVILE

    1. VENDITA
    2. Obbligazioni del venditore

Tribunale Milano Sez. VII Sent., 16/01/2020

… Parti: Franco Di Giglio c. Iaconelli Costruzioni SRL … In tema di vizi della cosa venduta, la prescrizione dell’azione di garanzia accordata al compratore decorre, in ogni caso, dalla consegna allo stesso del bene, non rilevando in senso contrario che l’acquirente non abbia la possibilità di scoprire il vizio, nonostante l’avvenuta consegna, o che questo gli sia stato dolosamente occultato dal venditore, con espedienti o raggiri, salva tuttavia la possibilità, in tale ultimo caso, di invocare la sospensione della prescrizione agli effetti dell’ art. 2941 n. 8, c.c., ove si accerti la sussistenza di una dichiarazione del venditore, non solo obiettivamente contraria al vero quanto, altresì, caratterizzata dalla consapevolezza dell’esistenza della circostanza taciuta e dalla conseguente volontà decipiente. …

Sentenza di riferimento:  VENDITA

  1. Obbligazioni del venditore

Tribunale Savona Sent., 03/06/2019

In forza dell’ art. 1497 c.c. qualora la cosa venduta difetti delle qualità promesse o di quelle essenziali per l’uso a cui è destinata e, parimenti, in caso di aliud pro alio, il compratore ha diritto di esperire l’azione di risoluzione del contratto per inadempimento ex art. 1453 c.c.. La situazione che legittima la proposizione di tale domanda va ritenuta sussistente allorché la diversità tra la cosa venduta e quella consegnata incida sulla natura, sull’individualità, sulla consistenza e sulla destinazione del bene al punto che esso appartenga ad un genere del tutto diverso da quello che l’acquirente intendeva comprare. … In altri termini, la res tradita deve essere difforme per essenza, consistenza, destinazione ed appartenere ad una specie diversa da quella acquistata ovvero difettare delle qualità necessarie ad assolvere alla sua naturale funzione economico-sociale e, in tale ultima categoria, va fatto rientrare il caso in cui sia avvenuta l’alienazione di un immobile come ad uso abitativo ma privo, in realtà del certificato di abitabilità. 

Tribunale Brescia Sez. II Sent., 09/01/2018

I

… Le diffuse infiltrazioni d’acqua costituiscono vizio dell’immobile, tale da determinare significativo pregiudizio al godimento dei locali e diminuzione del valore della cosa venduta, presupposto di responsabilità a carico del venditore, non solo ai sensi dell’art. 1490/1494 c.c. ma altresì, ai sensi dell’ art. 1667 c.c.. …

Cass. civ. Sez. II Sent., 23/11/2017, n. 27916 rv. 647027-01

… VENDITA – Singole specie di vendita – Di cose immobili – In genere vendita di immobile – Falsa rappresentazione circa la potenzialità edificatoria – Rimedi esperibili … In nessun caso sono applicabili alla fattispecie gli artt. 1490 e 1492 c.c., relativi ai vizi redibitori, che attengono esclusivamente alla materialità del bene venduto. 

Cass. civ. Sez. II Ord., 16/10/2017, n. 24343 rv. 645864-01

 VENDITA – Obbligazioni del venditore – Garanzia per i vizi della cosa venduta (nozione, distinzioni) – In genere compravendita di immobile – Difetti conseguenti alla vetustà dell’edificio o delle tecniche costruttive – Responsabilità dell’alienante ex art. 1490 c.c. – Esclusione – Limiti – VENDITA – Obbligazioni del venditore – Garanzia per i vizi della cosa venduta (nozione, distinzioni) – Esclusione della garanzia – Vizi facilmente riconoscibili in genere … In caso di vendita di un bene appartenente a un edificio condominiale di risalente costruzione, i difetti materiali conseguenti al concreto ed accertato stato di vetustà ovvero al tempo di realizzazione delle tecniche costruttive utilizzate, non integrano un vizio rilevante ai fini previsti dall’ art. 1490 c.c., essendo la garanzia in esame esclusa tutte le volte in cui, a norma dell’ art. 1491 c.c., il vizio era facilmente riconoscibile, salvo che, in quest’ultimo caso, il venditore abbia dichiarato che la cosa era immune da vizi. 

Cass. civ. Sez. II Sent., 28/07/2017, n. 18891 rv. 645228-02

… APPALTO (CONTRATTO DI) – Responsabilita’ – Dell’appaltatore vizi della cosa venduta – Responsabilità ex art. 1669 c.c. in capo al venditore che abbia eseguito lavori di manutenzione di lunga durata o di ristrutturazione prima della compravendita – Sussistenza – APPALTO (CONTRATTO DI) – Rovina e difetti di cose immobili (responsabilita’ del costruttore) – In genere in genere – VENDITA – Obbligazioni del venditore – Garanzia per i vizi della cosa venduta (nozione, distinzioni) – Effetti della garanzia – Riduzione del prezzo – Alienazione o trasformazione della cosa in genere … Il venditore che, sotto la propria direzione e controllo, abbia fatto eseguire sull’immobile successivamente alienato opere di ristrutturazione edilizia ovvero interventi manutentivi o modificativi di lunga durata, che rovinino o presentino gravi difetti, ne risponde nei confronti dell’acquirente ai sensi dell’ art. 1669 c.c.. (Cassa con rinvio, CORTE

  1. Obbligazioni del venditore

Tribunale Bari Sez. III, 27/10/2015

 

L’azione di risarcimento dei danni di cui all’ art. 1494 del Codice Civile in merito ai vizi che dovesse presentare la cosa venduta si appalesa cumulabile sia con la domanda di risoluzione del contratto che con quella di riduzione del prezzo benché esercitabile anche in via autonoma stante la diversità dei presupposti rispetto a quanto statuito dall’ art. 1492 del Codice Civile e sempre che ricorrano le condizioni indicate nel successivo art. 1495 tra le quali occorre annoverare l’inidoneità all’uso cui era preposta, la mancata conoscenza dei vizi della cosa ovvero che gli stessi non fossero comunque facilmente riconoscibili. …

Tribunale Vicenza Sez. II, 25/05/2015

 

… La presenza di irregolarità amministrative che rendono non commerciabile il compendio immobiliare in comunione, costituisce circostanza ostativa alla relativa divisione, anche qualora richiesta in sede giudiziale. … L’esito è il medesimo sia nel caso in cui vi sia la richiesta di assegnazione del bene (abusivo) in comunione, sia nel caso in cui il bene debba essere venduto all’asta, poiché in entrambe le ipotesi la pronuncia giudiziale avrebbe sempre natura costitutiva, con effetti traslativi vietati dal combinato disposto di cui agli artt. 17 e 40 della legge n. 47 del 1985 . 

CASA CONIUGALE BOLOGNA NELLE SEPARAZIONI? CASA CONIUGALE A CHI VA?

CASA CONIUGALE BOLOGNA NELLE SEPARAZIONI? CASA CONIUGALE A CHI VA?

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge – Comproprietario dell’immobile – Sussistenza – Fondamento – FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – In genere

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge – Comproprietario dell’immobile – Sussistenza – Fondamento – FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – In genere

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge – Comproprietario dell’immobile – Sussistenza – Fondamento – FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – In genere

CASA CONIUGALE BOLOGNA NELLE SEPARAZIONI? CASA CONIUGALE A CHI VA?
CASA CONIUGALE BOLOGNA NELLE SEPARAZIONI? CASA CONIUGALE A CHI VA?

Cass. civ., Sez. VI – 1, Ordinanza, 27/10/2020, n. 23473

In tema di separazione personale dei coniugi, la nozione di convivenza rilevante agli effetti dell’assegnazione della casa familiare comporta la stabile dimora del figlio presso l’abitazione di uno dei genitori con sporadici allontanamenti, con l’esclusione di saltuario ritorno presso l’abitazione solo per il fine settimana.

Corte cost., 10/06/2021, n. 118

CASA CONIUGALE BOLOGNA NELLE SEPARAZIONI? CASA CONIUGALE A CHI VA?
CASA CONIUGALE BOLOGNA NELLE SEPARAZIONI? CASA CONIUGALE A CHI VA?

LEGGI, DECRETI E REGOLAMENTI › Questioni di legittimità costituzionale

In tema di interventi di sostegno economico ed abitativo, è dichiarata l’illegittimità costituzionale dell’art. 42, comma 4 della L.R. Abruzzo 28 gennaio 2020, n. 3, per contrasto con l’art. 3 Cost., laddove, in merito agli interventi di sostegno abitativo ed economico di cui al medesimo art. 42, in favore dei coniugi che sono obbligati al versamento dell’assegno di mantenimento dei figli e non sono assegnatari o comunque non hanno la disponibilità della casa familiare in cui risiedono i figli, anche se di proprietà dei medesimi coniugi o ex coniugi, esclude dai detti benefici i genitori condannati per la generalità dei reati contro la persona, tra cui i delitti di atti persecutori, di violazione degli obblighi di assistenza familiare e di maltrattamenti in famiglia. Una tale indifferenziata esclusione, infatti, non appare ragionevolmente correlabile alla “ratio” che sorregge le misure in questione, finalizzate a rispondere a situazioni di bisogno economico e abitativo spesso conseguenti a una separazione o a un divorzio e al tempo stesso a consentire al genitore non assegnatario dell’abitazione in precedenza condivisa di continuare ad accudire i figli, assicurandogli una collocazione abitativa nelle vicinanze. Tale “ratio” opera, all’evidenza, anche nei confronti del genitore che abbia subìto in passato condanne per reati contro la persona, il quale resta cionondimeno titolare del diritto, e prima ancora del dovere, di esercitare la propria responsabilità genitoriale nei confronti dei figli.

Cass. civ., Sez. VI – 1, Ordinanza, 15/10/2020, n. 22266 (rv. 659413-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione personale dei coniugi – Casa familiare – Assegnazione parziale al coniuge non collocatario dei figli – Condizioni

Nel giudizio di separazione personale dei coniugi, l’assegnazione di una porzione della casa familiare al genitore non collocatario dei figli può disporsi solo nel caso in cui l’unità abitativa sia del tutto autonoma e distinta da quella destinata ad abitazione della famiglia o sia comunque agevolmente divisibile. (Dichiara inammissibile, CORTE D’APPELLO SALERNO, 25/07/2018)

Cass. civ., Sez. VI – 1, Ordinanza, 20/07/2020, n. 15397

Il giudice deve determinare la misura dell’assegno in relazione alle circostanze ed ai redditi dell’obbligato, mentre l’assegnazione della casa familiare – già prevista dall’art. 155-quater c.c., introdotto dalla legge n. 54 del 2006, ed ora 337-sexies c.c., introdotto dall’art. 55 del D.Lgs. n. 154 del 2013 – è finalizzata unicamente alla tutela della prole e non può essere disposta come se fosse una componente dell’assegno di mantenimento. Deve, dunque, escludersi che vi sia un nesso di necessaria conseguenzialità o automaticità, sul piano logico-giuridico, tra il provvedimento di assegnazione della casa coniugale (o di revoca della stessa) e l’assegno di mantenimento, tale che il primo determini un obbligo del giudice di rivalutazione o adeguamento delle statuizioni economiche nei rapporti tra i coniugi.

Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 21/07/2021, n. 20858 (rv. 661830-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge – Comproprietario dell’immobile – Sussistenza – Fondamento – FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – In genere

In materia di quantificazione dell’assegno di mantenimento a seguito della separazione dei coniugi, deve attribuirsi rilievo anche all’assegnazione della casa familiare che, pur essendo finalizzata alla tutela della prole e del suo interesse a permanere nell’ambiente domestico, indubbiamente costituisce un’utilità suscettibile di apprezzamento economico, come del resto espressamente precisato dall’art. 337 sexies c.c., e tale principio trova applicazione anche qualora il coniuge separato assegnatario dell’immobile ne sia comproprietario, perché il suo godimento del bene non trova fondamento nella comproprietà del bene, ma nel provvedimento di assegnazione, opponibile anche ai terzi, che limita la facoltà dell’altro coniuge di disporre della propria quota dell’immobile e si traduce in un pregiudizio economico, anch’esso valutabile ai fini della quantificazione dell’assegno dovuto. (Rigetta, CORTE D’APPELLO CATANZARO, 23/10/2015)

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

Dott. TRICOMI Laura – Consigliere –

Dott. SCALIA Laura – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9273-2020 proposto da:

P.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 101, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPA (PINUCCIA) CALCATERRA, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

R.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA VINCENZO AMBROSIO 4, presso lo studio dell’avvocato ALESSANDRO BELLOMI, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 5552/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA, depositata il 13/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 27/04/2021 dal Consigliere Relatore Dott.ssa MELONI MARINA.

Svolgimento del processo

La Corte di Appello di Roma con sentenza in data 13/9/2019 ha parzialmente riformato la sentenza pronunciata dal Tribunale di Roma in data 9/12/2016 in sede di separazione personale tra i coniugi P.A. ed R.A. e in particolare ha dichiarato l’addebito della separazione al marito e confermato che nessun assegno era dovuto dal R. a titolo di contributo al mantenimento a favore della moglie come già stabilito in sede di udienza presidenziale prima e dal Tribunale poi, lasciando altresì immutate le ulteriori statuizioni relativamente al mantenimento dei figli ed all’assegnazione alla P. della casa coniugale.

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso in cassazione P.A. affidato a due motivi.

R.A. resiste con controricorso.

Motivi della decisione

Con il primo motivo di ricorso, la ricorrente denuncia nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 113 c.p.c. e 156 c.c. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto il giudice territoriale, senza tener conto della disparità delle situazioni economiche delle parti, non aveva posto alcun assegno di mantenimento a carico del R. per la mogli P.A.. Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente denunciano nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 156 c.c. in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 per avere la Corte di Appello in riforma della sentenza di primo grado addebitato la separazione al R. in quanto il matrimonio era fallito a causa della relazione extraconiugale del marito e ciò nonostante non ha riconosciuto alla moglie alcun assegno.

Il primo e secondo motivo del ricorso sono inammissibili in quanto riguardano questioni di merito già ampiamente esaminate.

In tema di determinazione del “quantum” dell’assegno di mantenimento, la valutazione delle condizioni economiche delle parti non richiede necessariamente l’accertamento dei redditi nel loro esatto ammontare, essendo sufficiente un’attendibile ricostruzione delle complessive situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi (Cass. 975/2021; Cass. 605/2017), nella specie motivatamente effettuata dalla Corte d’appello. La motivazione della sentenza di appello infatti non rinvia acriticamente alla decisione di prime cure, essendo la Corte pervenuta al convincimento che tale decisione fosse da condividere, poichè adeguata alle condizioni, economiche delle parti l’uno magistrato, l’altra funzionario giudiziario. In altri termini, la decisione relativa al mancato assegno di mantenimento della moglie è stata adottata dalla Corte condividendo, sì, la decisione del primo giudice, ma all’esito di una comparazione delle condizioni reddituali di entrambi i coniugi, che la ha indotta a ritenere che ambedue i coniugi fossero autosufficienti e che fosse rispettato il pregresso tenore di vita.

Infatti la ricorrente svolge attività lavorativa di funzionario giudiziario e percepisce come stipendio la somma mensile di Euro 1875,00 con trattenuta mensile di Euro 204,00 per un prestito INPDAP. La ricorrente è poi assegnataria della casa coniugale mentre per i due figli ormai maggiorenni il padre provvede al pagamento degli studi universitari ed alle loro esigenze nella misura di 600,00 Euro al mese per ciascuno più metà delle spese straordinarie stante la mancanza di autonomia economica. A tal riguardo in tema di separazione personale dei coniugi, ai fini dell’accertamento del diritto all’assegno di mantenimento e della sua determinazione occorre considerare la complessiva situazione di ciascuno dei coniugi e, quindi, tener conto, oltre che dei redditi in denaro, di ogni altra utilità economicamente valutabile, ivi compresa la disponibilità, della casa coniugale (Cass. 19291/2005).

Il R., a sua volta, pur godendo di uno stipendio di 8300,00 Euro deve pagare un canone di locazione oltre a far fronte alle spese del mutuo della casa coniugale ed alle rate di un prestito contratto per la sistemazione del proprio attuale alloggio.

La non addebitabilità della separazione al coniuge richiedente, e l’addebito all’altro, non determinano automaticamente il riconoscimento dell’assegno di mantenimento in suo favore, dovendo concorrere anche gli altri presupposti, previsti dall’art. 156 c.c., costituti dalla mancanza, per il beneficiario, di adeguati redditi propri e nella sussistenza di una disparità economica fra i due coniugi (Cass. 5251/2017).

La pronuncia impugnata merita quindi di essere confermata.

Alla luce dell’orientamento di questa Corte in materia e tenuto conto che tutte le circostanze evidenziate nel ricorso sono già emerse nei precedenti gradi di giudizio e risultano essere già state prese in considerazione dal giudice di merito risulta quindi infondata l’istanza di assegno di mantenimento per la moglie.

Il ricorso è pertanto infondato in ordine a tutti i motivi e deve essere respinto con condanna della soccombente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità. Ricorrono i presupposti per l’applicazione del doppio contributo di cui all’art. 13 comma 1 quater D.P.R. n. 115 del 2002 ove dovuto.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente che liquida in Euro 4.100,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 100,00 ed agli accessori di legge. Si omettono i dati personali in caso di diffusione.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115art. 13, comma 1 quater, ricorrono i presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificati, a norma del D.Lgs. n. 196 del 2003art. 52.

Conclusione

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sesta sezione della Corte di Cassazione, il 27 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 11 agosto 2021

Cass. civ., Sez. I, Ordinanza, 21/07/2021, n. 20858 (rv. 661830-01)

FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Abitazione – Separazione dei coniugi – Assegnazione della casa familiare – Rilevanza ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento del coniuge – Comproprietario dell’immobile – Sussistenza – Fondamento – FAMIGLIA – Matrimonio – Separazione personale dei coniugi – Effetti – Assegno di mantenimento – In genere – In genere

In materia di quantificazione dell’assegno di mantenimento a seguito della separazione dei coniugi, deve attribuirsi rilievo anche all’assegnazione della casa familiare che, pur essendo finalizzata alla tutela della prole e del suo interesse a permanere nell’ambiente domestico, indubbiamente costituisce un’utilità suscettibile di apprezzamento economico, come del resto espressamente precisato dall’art. 337 sexies c.c., e tale principio trova applicazione anche qualora il coniuge separato assegnatario dell’immobile ne sia comproprietario, perché il suo godimento del bene non trova fondamento nella comproprietà del bene, ma nel provvedimento di assegnazione, opponibile anche ai terzi, che limita la facoltà dell’altro coniuge di disporre della propria quota dell’immobile e si traduce in un pregiudizio economico, anch’esso valutabile ai fini della quantificazione dell’assegno dovuto. (Rigetta, CORTE D’APPELLO CATANZARO, 23/10/2015)

come impugnare testamento olografo falso : soluzione Bologna

CHIAMA SUBITO NON RIMANERE NEL DUBBIO PER RISOLVERE DOBBIAMO INCONTRARCI DEVI SUBITO PRENDERE APPUNTAMENTO LE QUESTIONI VANNO STUDIATE DISCUSSE E ANALIZZATE A FONDO 051 6447838 IMPUGNAZIONE TESTAMENTO FALSO termini per impugnare  termini per impugnare testamento olografo pubblicato Impugnazione testamento olografo Bologna Vicenza Ravenna Treviso padova Il diritto successorio, unitamente al diritto di famiglia, è quell’ambito … Read More

Contattaci adesso per una consulenza legale.

Avvocato Sergio Armaroli
Via Solferino
Bologna, Italia